LE FORNACI DI PONTE CROTTE

 

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(ph: Stefano Di Corato)

Il rapporto tra l’uomo e la natura può risultare semplice e scontato ma talvolta, invece, può mostrare vedute insolite e dal sapore ossimorico: la loro relazione può essere vista come una reinvenzione quotidiana ma contemporaneamente essa sottende una continua e costante sedimentazione di valori per l’uomo indispensabili. Tra questi elementi, quello dell’acqua traduce molto bene sia l’esigenza di sopravvivenza dell’uomo che la sua spinta a determinare gli insediamenti urbani. In molte città l’importanza dell’acqua è riscontrabile nella vicinanza – o nell’attraversamento – di un corso d’acqua al loro centro; anche Brescia mostra questa caratteristica con il fiume Mella, che dal Maniva scorre verso il fiume Oglio.

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Lungo le sue rive, all’altezza del ponte di origine romana Crotte, si possono ammirare tre fornaci che per la produzione della calce attingevano materiale proprio dal letto del fiume.
Le tre Fornaci di Ponte Crotte benchè molto simili nella forma, nascono in periodi diversi. La prima torre – quella più a monte e più vicino al fiume – venne costruita nel 1875; a fronte delle alte richieste di calce, fu poi deciso dal proprietario Giacoletti di farne erigere una seconda pochi anni dopo; la terza risale invece agli inizi del XX secolo. A differenza delle prime costruzioni di fornaci, quelle di ponte Crotte prevedevano già una produzione continua della pietra cotta. Più precisamente, il processo di cottura avveniva nel forno a 850 gradi, grazie a fuochi posti ad una determinata altezza lungo il tunnel conoidale, che consentivano la produzione della calce viva, facendola colare verso il basso. Gli operai, posti su quella strana e connotativa struttura lignea, ricevevano dal basso le pietre, che man mano venivano inserite dall’alto nella struttura. Gran parte del materiale inserito nel forno e destinato ad uso edile era proveniente dal fiume Mella.

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La produzione industriale della calce a Brescia si sviluppò a partire dalla seconda metà del XIX secolo ma a destare un certo interesse per questi decenni di storia sono due appuntamenti espositivi: la prima, nel 1857, fu un’esposizione organizzata dalla Camera di Commercio e dalla Congregazione municipale con 240 ditte; la seconda invece, nel 1904, fu un’esposizione industriale bresciana tenuta presso il Castello di Brescia e per l’occasione vennero edificati nei piazzali degli imponenti padiglioni. Nella prima metà del XX secolo, le Fornaci subirono alcuni trasferimenti di proprietà: dapprima furono acquisite dalla famiglia Crescini, ed, in seguito, dai Rovetta, attuali proprietari. Fino agli anni ‘50 l’attività ebbe buone commesse, soprattutto per le ingenti richieste dovute alla ricostruzione postbellica. Ciò, però, non fu sufficiente a sopportare il progressivo declino imminente che portò le Fornaci alla chiusura nel 1974. Dal 1977 sono state riconosciute come monumento storico di archeologia industriale ed oggi sono al centro di molte iniziative di riqualifica sia del sito archeologico che dell’area circostante, ahimè non ancora concretizzatesi.

Alessandro Rizzi

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