Il gasometro di Brescia Due, un’enclave di storia

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(ph: panoramio.com)

Per sua ineludibile definizione, il quartiere di Brescia Due è semanticamente portatore di novità ed è stato teatro di un evidente sviluppo economico e territoriale nella seconda parte del XX secolo. Tra gli elementi storicamente più rappresentativi, che costituiscono questa nuova fase di espansione della città, troviamo: il Cavalcavia Kennedy (inaugurato nel 1961), che concretizzò l’esigenza di collegamento tra il centro storico e la zona sud del comune e contribuì all’espansione urbana (per altro già nei programmi del Piano Regolatore del Comune nello stesso anno); il grattacielo Crystal Palace, che fu costruito a fine anni ‘80 e divenne presto una forte icona della modernità di Brescia; la realizzazione contemporanea della fermata della metropolitana di via Cefalonia. Sebbene il quartiere ci induca a riconoscere questa atmosfera di modernità ed innovazione, vi è un edificio situato ai piedi del Cavalcavia Kennedy che si scosta da questa linea ottica generale sia per forma che per dimensione: è il Gasometro di Brescia.

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Costruito nel periodo a cavallo tra le due Guerre ed inutilizzato dal 1992, il Gasometro di Brescia è un importante monumento di archeologia industriale ed un eccezionale esempio di gasometro storico a livello nazionale. Nella visione storica generale però, possiamo fare un passo ancora più indietro rispetto alla sua costruzione e capire meglio che cosa rappresentò questa struttura nel XX secolo, ma soprattutto comprendere cosa stava nascendo a Brescia a partire dalla metà del XIX, quando ancora in questa zona le cascine ed i campi occupavano l’intera area.
Nei pressi della stazione ferroviaria si insediò nel 1861 un’officina che, in accordo con il Comune di Brescia, fu addetta alla produzione di gas – derivato dalla distillazione del carbon fossile – per la fornitura di illuminazione pubblica. Fu un passo importante per Brescia, se si considera che il panorama europeo dell’illuminazione a gas prese ufficialmente il via presso la fabbrica Soho Foundry, in Inghilterra, nel 1802, in occasione della celebrazione della Pace di Amiens di quell’anno. Per certi versi l’invenzione promossa dall’ingegner Murdock rivoluzionò di riflesso il sistema di affrontare le giornate – fino a quel momento regolate dalla luce solare – e di percepire il mondo, diffondendo un pensiero non solo di tangibile scetticismo ma anche di rinnovata fiducia nella tecnologia. Anche Brescia credette nelle potenzialità del gas e nel 1933 venne costruito l’attuale gasometro di via Cefalonia: esemplare raro in quegli anni del Regno d’Italia.

Nel 1948, dopo essere stato mira di bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale, il gasometro venne ripristinato, ma, con l’introduzione del gas metano, dal 1952 fu utilizzato solo parzialmente per lo stoccaggio dello stesso. Definitivamente chiuso nel 1992, oggi è inglobato nel parco pubblico Tarello. Oltre ad attrarre l’occhio per le dimensioni tutt’altro che modeste – un diametro di 28 metri ed un’altezza di circa 50 metri -, il gasometro a secco M.A.N. di Brescia suscita un’ istintiva ammirazione ed interesse per via del contrasto ottico che crea la sua ‘solitudine storica’ e di abbandono in mezzo ad un insieme così vario di elementi di vita e comunicazione contemporanea nel quartiere di Brescia Due.

Alessandro Rizzi

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