Crespi d’Adda: il villaggio ideale del lavoro

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Crespi d’Adda è una frazione del comune bergamasco di San Gervaso, sulle sponde dell’omonimo fiume, divenuto noto per essere uno tra i villaggi operai meglio conservati d’Europa. Il sito prende il nome dal’industriale Cristoforo Benigno Crespi che nel 1875 decise di erigere un complesso che accogliesse la sua impresa tessile cotoniera, a cui, poi, annettere un vero e proprio paese dove gli operai della fabbrica potessero vivere serenamente. I lavori vennero terminati nei primi anni ’20. Lungi dall’essere una modalità di controllo pervasivo sulle vite dei lavoratori, il progetto si basava sull’illuminata, quanto pionieristica, visione di offrire ai dipendenti un’ambiente ideale per vivere, in cui i loro diritti venissero tutelati, probabilmente in ossequio alla filosofia industriale per cui la felicità dei lavoratori incide direttamente sulla produttività aziendale.

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Non è, infatti, casuale che Crespi sia stato il primo paese in Italia dotato di illuminazione pubblica ed abbia avuto una scuola in cui gli allievi (gli stessi figli di operai, quadri e dirigenti) non dovessero sostenere alcuna spesa, nemmeno per il materiale didattico; da ricordare, tra l’altro, la presenza di una linea telefonica privata, vera avanguardia tecnologica per l’epoca. Questa cittadella ideale fu costruita su modello dei villaggi industriali britannici; gli edifici, decorati quasi maniacalmente (mattone a vista, cornici alle finestre anche dei capannoni, il contrasto cromatico delle tubature volutamente lasciate a vista), vennero realizzati nel rispetto dell’armonia architettonica col paesaggio circostante. L’area edificata possiede una forma geometrica, di chiara impostazione funzionalista, ed è divisa al suo interno da una strada – che conduce a Capriate – in sue sezioni: l’una, sulla destra (sulla riva sinistra del fiume), ospita il complesso aziendale, mentre, l’altra accoglie i complessi residenziali. Questi ultimi sono presidiati dal castello Crespi, mix di architetture neogotiche lombarde ed elementi veneto-moreschi, affiancato alle ville per i dirigenti e alle residenze per la classe operaia, ognuna dotata di un suo giardino e di un piccolo orto.

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A Nord del villaggio sono presenti una grande chiesa, un teatro e la scuola; a Sud, invece, è collocato il celebre cimitero, in cui trova spazio il Mausoleo della famiglia Crespi. Esso è costituito da una grande piramide in stile Art Noveau, che sembra abbracciare le tombe più elaborate ai lati e le piccole croci sparse per il terreno adiacente, varietà questa che testimonia la stratificazione sociale all’interno della comunità. Per via della sua singolarità, nel 1995, su istanza di alcuni abitatati delle zone limitrofe, contrari a nuove edificazioni nell’area, il sito è stato annoverato tra i beni patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, in quanto esempio, quasi intatto, di archeologia industriale a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Il villaggio operaio ha mantenuto la sua vocazione imprenditoriale sino al 2003, anno in cui la produzione dell’opificio è stata interrotta, potendo vantare, così, ben 125 anni di attività. Il confronto tra ciò che questo villaggio fu e rappresentò, grazie alla continua cura e alle ingenti somme impiegate dai proprietari, e il suo stato di conservazione attuale, piuttosto precario, è purtroppo impietoso. Il visitatore, oggi, può trovare, oltre alle suggestive strutture rimaste, strade sconnesse, mura instabili ed edifici totalmente vuoti, per meglio dire svuotati.

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(ph: italiadiscovery.it)

Fortunatamente, tuttavia, alla fine del 2013, un imprenditore, il sig. Percassi, dopo quasi 10 anni di abbandono, ha rivolto il suo interesse a Crespi d’Adda. Pare l’abbia acquistato con l’intenzione di farne il quartier generale delle sue attività imprenditoriali, finendo per ripristinare l’antica natura industriale del luogo e donandogli una speranza di ritorno alla vita. Intenzione dell’impresa non è solo quella di dislocare qui la sua attività produttiva e di ricerca bensì di creare un autentico polo culturale, che faccia da sede alla fondazione del gruppo industriale stesso.

Michele Papa

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