Quando la musica finisce: gli AIR Studios a Montserrat

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(ph: uncommoncaribbean.com)

Sull’isola caraibica di Montserrat, verso la fine degli anni ’70, il produttore discografico George Martin decise di costruire un particolare studio di registrazione così che i musicisti potessero trovare il perfetto luogo di lavoro: pace e silenzio indispensabili alla produzione musicale unitamente ad un paesaggio magico ed esotico, lontanissimo dalle tentazioni cittadine a cui spesso gli artisti amano cedere (al caro prezzo di una ridotta produttività). Gli studi appartenevano ad un’etichetta indipendente, la Air, Associated Independent Recording. Fu inaugurato nel 1979 e rimase in perfetta attività per circa un decennio; finchè, solo dieci anni dopo, l’isola fu interessata da un violento uragano, Hugo. Poco distante, quasi fossero un monito, giacevano le rovine dell’ex capitale dell’isola, le cosiddette rovine di Plymouth. La città, infatti, venne totalmente distrutta ad opera di un’eruzione vulcanica.

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(ph: uncommoncaribbean.com)

Questa calamità comportò insieme ad innumerevoli altri danni – andaro distrutti circa il 90% degli edifici, insieme all’economia del paese – anche la distruzione della struttura, mai più ricostruita: l’idillio naturale tanto attarente per l’industria musciale dell’epoca finì, così, per essere stroncato dalla natura stessa. I resti dello stabile che espitava gli studios sono rimasto per anni intatti. Si riuscivo ad intravedere appen l’ampia sala da pranzo, vicino alla stanza che ospitava gli studi di registrazione veri e propri, scatoli e nastri dispersi ovunque; subito fuori la piscina con una vecchia bracca bianca annessa, con tanto di console. Proprio quest’ultima molto prababilmente fece da sfondo al video di “Mixed Emotions” dei Rolling Stones.

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(ph: largeup.com)

Prima del nefasto evento, gli studi attirarono star internazionali, che, su jet dalle dimensioni e dai confort impensabili per le modesta realtà dell’isola, raggiunsero sempre più di frequente quel paradiso poi perduto: dai Police che incisero proprio qui due dei loro ultimi album –  “Ghost in the machine” e ”Synchronicity” – ad Elton John (“Too low for zero”), ai Duran Duran (“Seven and the Ragged Tiger”), ai Black Sabbath (“The eternal idol”), fino ad arrivare ai nostrani Pooh (/Tropico del Nord”). Ospiti sporadici pare fossero anche: i Dire Straits, Paul McCartney, Rush, Rolling Stones, Pink Floyd, Little River Band, Sheena Easton, Luther Vandross, Supertramp, Michael Jackson e Stewie Wonder. Insomma, un parterre di prim’ordine. Proprio alcune tra queste celebri personalità – tra gli altri Paul McCartney, Elton John, Sting, Eric Clapton –  decisero di organizzare enventi al fine di supportare concretamente l’isola attraverso raccolte fondi. Particolarmente redditizia fu l’idea di mettere all’asta le litografie orginali del celebrerrimo album “Yesterday” autografate proprio dal padre dei Beatles, Paul McCartney; si ricavò, infatti, circa 1 milione e mezzo di dollari che furono interamente impiegati per un nuovo centro musical-culturale, che diventasse un’autentica leva per l’economia e lo spirito di comunità di Montserrat. E così è stato.

Michele Papa

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