La controversa riqualificazione degli ex magazzini generali

A

(ph: www.archreportage2.com)

Là dove oggi rimane poco più che un vastissimo capannone semi-deserto, un tempo riposavano per la stagionatura quasi 150.000 forme di formaggio. Parliamo degli ex Magazzini Generali di Brescia, una vecchia casera, tra le più grandi in Europa. Aperta nel 1932 allo scopo di conservare tutti i prodotti caseari provenienti da ogni parte della provincia, negli anni ’50, in seguito ad un ampliamento, raggiunse dimensioni (104.000 mq d’estensione) tali da diventare il maggiore complesso preindustriale dell’intera Lombardia. Fu esempio principe della produzione agricolo-casearia, motore trainante dell’economia bresciana, poi surclassato dall’arrivo dell’imprenditoria industriale. Al suo interno trovavano sede l’ufficio delle imposte al consumo, uno sportello bancario abilitato per le importazioni e le esportazioni ed una sezione doganale per le merci provenienti dall’estero; oltre, ovviamente, ai magazzini e ad aree di deposito per rottami, carcasse di veicoli agricoli e dei primi elettrodomestici, in attesa di essere fusi negli forni appositi, anch’essi ospitati dal complesso. Il terreno su cui questo stabile era – ed è – collocato apparteneva anticamente (1874) al comune di San Nazzareno del Mella, poi conglobato dalla città di Brescia a causa dell’espansione del suo tessuto urbano. Di quest’avveniristica vecchia impresa agricolo-casearia, attualmente, non resta che il ricordo, se non si considera il l’enorme scheletro sopravvissuto.

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Recentemente, a partire dal 2007, l’area è stata oggetto di notevole interesse, anche politico, quanto ad una sua possibile riqualificazione. Si volgeva in questo senso l’innovativo progetto firmato dall’architetto Benni e dall’ingegnere Cremonesi, in collaborazione con lo studio newyorkese Daniel Libesnkind, affidato alla sovraintendenza del Nau, “Nuovi assetti urbani”.   Quest’ultimo avrebbe comportato la trasformazione del’intero quartiere, per una superficie di 127.000 mq, attraverso la realizzazione di complessi residenziali in grado di ospitare fino a 2500 persone, uffici, ristoranti, un hotel e, da ultima, una sede unica per tutte le istituzioni comunali; il tutto inserito in un contesto di aree verdi, grazie alla creazione di parchi ed al ripristino dei vecchi corsi d’acqua presenti nella zona, interrati e cementificati tra gli ani ’70 ed ’80.

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A causa dei costi esorbitanti – si parla di circa 21 milioni di euro – con la nuova Giunta il progetto è stato ridimensionato. Accantonata l’idea di traferire in loco ogni sede istituzionale della città, è stato definito un nuovo accordo con il Nau, lo scorso dicembre, volto alla creazione di una housing sociale. Essa prevede sì la messa in sicurezza e il rilancio dell’area,  anche mediante l’introduzione dei parchi previsti dal precedente programma, ma a fronte di una riduzione dei volumi del carico urbanistico ad 88.ooo mq (via Dalmazia, via Corsica e il quartiere Don Bosco) sulla base del vecchio Ptg integrato da nuovi criteri. Entro sei mesi, Nau dovrà presentare il progetto definitivo, anche tenuto conto delle istanze da parte dei cittadini liberamente inoltrabili fino al prossimo dicembre. Pare che le direttive di contenimento delle spese ad oggi attribuiscano 39.000 mq all’edilizia libera, 20.000 per quella convenzionata, 14.000 destinate al terziario convenzionale; ben 7 milioni dovranno essere utilizzati per le indispensabili opere stradali. Non rimane, quindi, che sperare nella concretizzazione del progetto.

Michele Papa

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