Pietra acciaierie, via Orzinuovi

Ex Pietra 3(ph: Nicolò Galeazzi, www.archreportage2.com)

A cavallo fra gli anni ’60 e i ’70, sotto l’attenta direzione del sig. Oddino Pietra, a Brescia, nasce una tra le imprese più importanti del comparto siderurgico italiano: “Pietra Acciaierie, Ferrerie e Tubifici”. A differenza delle innumerevoli industrie medio piccole bresciane dell’epoca, impegnate nella produzione del tondino, Pietra si rivelò pionieristica optando per le tubature, dalla realizzazione ben più complessa. Unica proprietaria in Italia della tecnologia per la produzione senza saldatura di tubi da 1/4” fino a 3”, realizzò prodotti di alta qualità grazie alle progressive lavorazioni dei metalli: colata continua, pressa da estrusione ed, infine, riduttore a stiramento. Forte della sua comprovata eccellenza, Pietra decise di espandersi, con l’intenzione di sperimentare nuove tubature di dimensioni maggiori. Fece così costruire altri due stabilimenti: l’uno a Roncadelle, l’altro a San Zeno Naviglio. Proprio quest’ultimo comune, per via di insuperabili difficoltà ambientali, impedì di fatto l’apertura della nuova sede, per cui l’azienda aveva investito ingenti somme di denaro. Fu l’inizio – se si somma questo fatto alla crisi del settore siderurgico – di un dissesto finanziario che portò la Pietra al declino; dapprima, tra il 1980 e l’88, mediante la trasformazione in SETA (Società Europea tubifici e acciaierie), e, solo più tardi, alla sua totale dismissione.

Ex Pietra

Rimane un terreno di 20 ettari di superficie, di cui 75 mila metri sede per enormi capannoni: un’area che si estende da via Orzinuovi fino ad arrivare a via Dalmazia e via Varese. Oggi, tra le vecchie vasche in cui un tempo venivano prodotti migliaia di tubi, vivono animali, per lo più piccioni e lepri. Un estesissimo labirinto in cui il Minotauro, il degrado, non è nascosto, bensì percepibile ovunque. Delle vecchie vetrate rimane soltanto l’idea. Le tettoie, oggi pittoresche, proteggono dalle intemperie piccole discariche: lattine, indumenti, sporcizia d’ogni genere. Nella migliore delle ipotesi qualche nuovo disperato inquilino. Il tutto è presidiato dalla torre-acquedotto, che si erge indifferente sui tetti e sulle travature di ferro in più punti scoperchiate.

Ex Pietra 2

Le continue istanze cittadine hanno fatto sì che, nel 2013, Gianfranco Musicco, presidente del World Trade Center di Brescia abbia presentato un piano per la bonifica e la trasformazione urbanistica dell’intera area, previamente acquistata. Progetto di rivalutazione – affiancato ad altri come la creazione di un Campus universitario all’interno della caserma Goito, piuttosto che la realizzazione di un nuovo polo sportivo –  che vedrebbe lo stanziamento di 5 milioni, all’interno di un piano complessivo di 150, per eliminare ogni traccia di cromo esavalente (non eredità della Pietra Spa, tuttavia, purtroppo, derivato successivamente dalle falde correnti) ed un successivo reimpiego urbano. Ad oggi pare però che tale progetto sia ancora in attesa di una esatta definizione e, soprattutto, di convalida da parte delle amministrazioni competenti.

Michele Papa

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