Italia sommersa

«Là, sotto i miei occhi, rovinata, distrutta, rasa al suolo, appariva una città con i tetti sfondati, i templi distrutti, gli archi abbattuti, le colonne spezzate a terra, ma in cui si percepivano ancora le solide proporzioni di un’architettura simile a quella toscana. Più lontano, si distinguevano i resti di un gigantesco acquedotto

“Ventimila leghe sotto i mari”, Jules Verne.

resia

(ph: www.archreportage2.com)

Il mito di Atlantide, città sottomarina, un tempo florido porto commerciale terrestre, sin dall’antichità ha affascinato popoli appartenenti a culture ed epoche diverse. Come ogni leggenda, anche Atlantide deve aver posseduto un fondamento di verità. Senza bisogno di spostare lo sguardo chissà a quale remoto angolo del mondo, possiamo facilmente trovare conferma di ciò lungo la nostra penisola, per via della presenza di numerosi esempi di centri abitati sommersi da calamità naturali o incidenti umani.

Il lago di Resia, in Trentino Alto Adige, è uno di questi. Sulle rive del Resia regna la più assoluta tranquillità: appassionati di kitesurf e velisti – pattinatori sul ghiaccio d’inverno – solcano le sue acque, nel rispetto del più classico idillio montano. Nulla di insolito insomma se non fosse per il romantico campanile che si erge proprio nel cuore del lago. È proprio quest’edificio trecentesco ad essere testimone di una storia decisamente meno felice. Infatti, prima della realizzazione del lago artificiale di Resia ne esistevano tre naturali più piccoli (il Resia originario appunto, il Mittersee e il lago Haider). Intorno agli anni ’50, mediante la costruzione di alcune dighe, questi ultimi sono stati uniti, ma nel corso dei lavori un’enorme esondazione ha colpito i paesi sottostanti, Curon Venosta e lo stesso comune di Resia,  sommergendo 163 edifici. Gli abitanti furono costretti ad abbandonare le loro case ormai inagibili – i comuni vennero interamente ricostruiti a pochi kilometri dal nuovo lago – e le strutture demolite, eccezion fatta per il campanile risalente al 1357, gelosamente protetto dai beni culturali. Leggenda vuole che in alcune giornate d’inverno le sue campane riecheggino in tutta la valle ancora oggi.

Fabbriche di Careggine... il paese sommerso utazom com

(ph: utazom.com)

Ancor più suggestivo è il caso delle cosiddette “Fabbriche di Careggine”, presso Vagli di Sotto, Lucca. Si tratta di un antico centro abitato, sede di innumerevoli imprese artigiane per la lavorazione del ferro, che nel XX secolo venne interamente fatto sgomberare, perché ospitasse il bacino idrico di una nuova centrale elettrica, ottenuta grazie ad una modifica del corso del fiume Edron: si decise, però, di non demolirne le strutture. Fino al 2004 (anno dell’avvento del monitoraggio tecnologico), all’incirca ogni 4-6 anni, il bacino veniva completamente svuotato per il compimento della manutenzione ordinaria e per controlli tecnici alla diga. Così, sotto lo sguardo di numerosi turisti o più semplicemente degli antichi abitanti giunti per la rara occasione, riemergevano periodicamente i resti delle antiche fabbriche, corrose dal tempo ma intatte nella sostanza: uno spettacolo irreale, unico al mondo.

Baia sommersa ostello napoli com(ph: ostellonapoli.com)

Ma è solo risalendo nel tempo, più precisamente al II secolo a.C., che si trova la probabile città ispiratrice del mito: la città di Baia, a nord-ovest di Pozzuoli (NA). Ci si trova nella zona dei Campi Flagerei, una grande caldera vulcanica in stato di quiescenza; anticamente, proprio per questo motivo, fu la meta termale prediletta dai Romani. A causa del bradisismo – fenomeno vulcanico in grado di generare un impercettibile, ma inarrestabile, sprofondamento del suolo – l’intera città venne inghiottita dai flutti. Il porto, l’ampia piazza, le strade e le antiche villae romane furono lentamente sommerse dall’innalzamento del livello del mare, fino alla totale immersione di Baia. Oggi l’intera area è protetta e bandita a qualsiasi imbarcazione che non appartenga ad operatori turistici o a snorkeling club.

Michele Papa

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