Fermi al semaforo rosso: l’ex Villa Paradiso di via Ziziola

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Solitamente all’incrocio tra via Ziziola e via San Zeno si passa per prendere l’ingresso 7 della Tangenziale Sud di Brescia. Ci si circola senza particolari pretese, come fosse un luogo di passaggio, dove per ciascuno i pensieri aiutano a far trascorrere il tempo e ad occupare spazi senza identità. Ma quando il semaforo è rosso, e si ha qualche secondo in più, ci si accorge  di una scritta ormai sbiadita e scrostata su un vecchio edificio all’angolo: probabilmente vi chiederete che cosa fosse quell’edificio, probabilmente vi chiederete che cosa fosse Villa Paradiso.


B
Di proprietà della signora Sala e dell’industriale Dabbeni tra il XIX e il XX secolo, la settecentesca Villa Paradiso venne scelta dall’Opera Pia Dispensari Antitubercolari come nuova e opportuna sede per ospitare i malati di tubercolosi; in particolare la villa divenne una colonia infantile del Dispensario Antitubercolare.
L’acquisto della villa, avvenuto nel 1921, dimostra come fosse necessario per la città di Brescia porre rimedio all’aumento dei casi di tubercolosi ormai ingestibili nella sede del Dispensario di Via Moretto inaugurata nel 1908.
Agli inizi del XX secolo il trend demografico cittadino fu impressionante: il centro di Brescia venne in poco tempo investito da massicci flussi migratori provenienti da tutta la provincia. Considerando le annessioni del circondario formalizzate dai piani regolatori del 1887 e del 1897, i 35.000 abitanti del Comune di Brescia dell’ultimo decennio del XIX diventavano più di 100.000 nel 1920.


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Le condizioni economiche favorevoli aumentarono le opportunità di lavoro ma si tradussero anche in una difficile gestione del territorio urbano da parte del Comune, specialmente nel far fronte alle delicate condizioni igienico sanitarie che causarono il proliferare della malattia tubercolare. Per questo si decise per Villa Paradiso: per consentire maggiori cure agli ammalati e per un periodo più lungo di cura; ma soprattutto per trasferirsi fuori da un centro storico sempre più inquinato e a rischio contagio. Anche dopo la sconfitta della malattia, nel corso del secondo dopoguerra, Villa Paradiso mantenne una politica di aiuto per le persone più deboli.


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Sebbene oggi sia in parziale stato di abbandono, l’ex Villa Paradiso è ancora in grado di rievocare la vita urbana che nasceva all’inizio del XX secolo e che cominciava a espandersi nel sud della città; ironia della sorte, oggi l’ex villa è diventata un luogo alieno, eterotopico, inglomerato in una nuova fase storica urbana.


Alessandro Rizzi 
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