Progetto Idra; lungo i sentieri dell’anonimato.

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Negli ultimi decenni, la rigenerazione urbana, il recupero di aree dismesse e la trasformazione interna dei centri abitati sono temi di grande attualità per le città italiane ed europee. Sfide che non tutti sanno cogliere nel rispetto dell’irrinunciabile substrato valoriale di un territorio, e nemmeno nuove al nostro capoluogo bresciano che, dato l’assetto industriale, ben si presta a tale tematica. Una fra queste “trasfigurazioni” interessa l’area a nord della città, lungo l’importante asse stradale di via Triumplina. Si tratta dell’ex Idra, già fabbrica di presse, per decenni uno dei simboli della veste industriale bresciana.


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Il progetto, che insiste sull’area di 50 mila metri quadri racchiusi tra via Triumplina e via Marco Polo, prevede la realizzazione di un centro polifunzionale composto da un’ampia area commerciale, una zona ristoro e un complesso di residenze. In questi giorni è in corso la prima fase della totale demolizione delle strutture preesistenti, la quale esige una tabula rasa delle qualità identitarie, storiche e potenzialmente relazionali di tale Luogo, condannandolo così alla sua esatta accezione opposta: il non-lieux augèiano. Osservando gli elaborati, liberamente consultabili sul sito del Comune di Brescia, si è colti  da un agghiacciante deja vu; immagine di damnatio memoriae, di un passato negato, il progetto si presenta dunque come una mera copia del tanto noto quanto criticato centro commerciale Freccia Rossa di viale Italia: un’area commerciale e di ristoro di circa 1500 0mq gemellata ad una torre alta 37 metri ospitante 9000 mq destinati ad uso abitativo. L’ennesimo monumentum alla società dei consumi di massa.


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Non rimane dunque che avvenirci dall’animante Spectrum barthesiano, eternamente immortalato in alcune vecchie fotografie che, come ci ricorda lo stesso Barthes,  “ripetono meccanicamente ciò che non potrà mai ripetersi esistenzialmente”.


Piercarlo Quecchia
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