Il vecchio ospedale di Casalmaggiore

NG2

(ph: www.archreportage2.com)

Già ospizio per i pellegrini sin dal Medioevo,poi trasformato in ospedale per infermi nel ‘500, il vecchio ospedale di Casalmaggiore (Cr), piccolo “porto” sul lungo fiume Po, viene ampliato da una costruzione nuova, con impianto a crociera, munito di padiglioni e ottagono centrale alla francese, tra il XVIII e il XIX secolo. Successivamente, in seguito a massicci aumenti demografici (in particolare intorno agli anni ’30 e ’80) vengono fatti erigere ulteriori tre padiglioni, un dispensario antitubercolare ed un corpo di passaggio che collegava quest’ultimo alla parte più antica dell’edificio. Nonostante ciò, l’ospedale viene chiuso nel 1992, a causa dell’apertura di un nuovo complesso ospedaliero, l’Oglio Po.

si

(ph: www.archreportage2.com)

Ed è proprio parallelamente alla riva del Po che l’ex ospedale è rimasto, come una ferita al cuore del paese: su ogni lato lo si intenda raggiungere non si trovano che accessi sbarrati. Il fiume, in realtà così vicino, non si può nemmeno scorgere, se non dai piani rialzati della struttura, per via del terrapieno, indispensabile alleato contro le impetuose piene stagionali.  La sua collocazione è strategica, inequivocabilmente centrale. Insieme al penitenziario, anch’esso profondamente segnato dal disuso, e all’assetto generale del borgo, è un evidente segno dell’importanza che lo stesso comune era orgoglioso di rivendicare, di grandiose promesse purtroppo mai mantenute. Un’architettura, classico esempio dell’utilizzo del laterizio lombardo, sì fatiscente ma non del tutto abbandonata a se stessa, quasi fosse un anziano acciaccato ma ancora lucido, sempre ben disposto a rievocare i fasti della vita di un tempo. L’asetticità delle vicine costruzioni, tuttavia, confessa una chiara mancanza di rispetto per l’antica costruzione: è sempre più facile costruire ex novo che ricostruire. L’eutanasia di un luogo.

si2

(ph: Francesco Ferliga)

Tutto ciò è davvero singolare poiché un ospedale, sede in cui convenzionalmente abita la vita – o quanto meno la speranza di salvarla – è stato deliberatamente mutilato, quasi ucciso. Chi è cresciuto a fianco di esso ha imparato, pur contro voglia, ad accettare l’incedere inesorabile del tempo, a convivere, insomma, con la decadenza. Anno dopo anno i primi capelli bianchi, le sue prime infiltrazioni d’acqua; le prime rughe, le sue prime crepe strutturali; forse una malattia dovuta all’età, un suo decisivo cedimento. Come l’uomo invecchia, così anche gli edifici; come gli edifici vengono abbandonati dall’indifferenza della società, così l’uomo.

FF2

(ph: Francesco Ferliga)

Sarà forse colpa della tipica nebbia invernale della pianura padana, degli innumerabili ruderi di casali sparsi lungo tutta la provinciale che la attraversa, ma l’oblio che caratterizza queste zone non può non essere percepito. Si dice che l’ex ospedale sia diventato rifugio, in questo soffocante contesto, per disperati in cerca di riparo. Triste funzione che oggi gli abitanti di Casalmaggiore non sembrano più poter accettare: un serio progetto di rivalutazione (la struttura potrebbe ospitare una nuova sede unificata dell’Asl di Mantova e Cremona) è, infatti, in corso di esame. Forse allora l’edificio non è morto, è solamente entrato in un grave coma nell’attesa di un capace medico in grado di rianimarlo.

Michele Papa

    

Annunci