Brescia e l’area Tempini. Ieri e oggi.

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(ph: www.archreportage2.com)

Se vi capita di camminare a Brescia tra via Giovanni Tempini e via Giulio Quinto Stefana, per intenderci dietro il cimitero vantiniano, probabilmente il vostro occhio verrà attratto da una particolare scenografia urbana: l’ex fabbrica Metallurgica Tempini. Fondata nel 1886 dall’industriale bresciano Giovanni Tempini, la fabbrica era specializzata nella produzione di granate, spolette e bossoli d’acciaio di vario calibro. Essa venne costituita inizialmente con il nome di “Tempini, Polotti e Parma”, ma presto cambiò il nome in “Metallurgica Tempini”. A quei tempi le città stavano cambiando pelle, ed anche per la città di Brescia i decenni tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo furono un periodo di grandi cambiamenti sociali, economici ma soprattutto territoriali. Fu un primo vero e accelerato processo di sviluppo territoriale, attraverso il quale Brescia si espanse al di fuori delle cinta murarie (che in questo stesso periodo furono demolite) e a cui la “Metallurgica Tempini” contribuì notevolmente, collocandosi in una posizione strategica: parallelamente al fiume Grande (che delimitava l’area est della fabbrica); adiacente alla linea ferroviaria (che delimitava l’area sud della fabbrica); a ridosso della porta di via Milano.

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Quella di Brescia fu complessivamente una territorializzazione mossa da condizioni economiche favorevoli e che, nello specifico caso della Tempini, resero possibile l’aumento di produzione e di occupazione nel settore industriale. Basti pensare che da 400 lavoratori, nei primi anni di produzione, la Tempini, nel 1915, passò a 8.000 addetti divisi su vari turni. Sempre negli stessi anni, questa incredibile, quanto repentina, espansione può essere quantificata anche attraverso la creazione, a nord-est della fabbrica, di un quartiere popolare per gli operai, chiamato Campo Fiera. Questo elemento ha ulteriormente caratterizzato il modo di reinterpretare la realtà e soprattutto i rapporti tra le persone: il modo di vivere ed il modo di abitare gli spazi nel territorio bresciano stavano irreversibilmente cambiando; stava nascendo un nuovo rapporto dell’uomo con la quotidianità. Tra le due guerre l’impresa risentì molto della crisi economica, subì una conversione della produzione ed un cambiamento nell’assetto societario. Dopo essere passata ad un’altra società negli anni ‘70, l’ex area Tempini venne abbandonata negli anni ‘80 ed oggi riposta al centro dell’attenzione, ma, suo malgrado, per problemi di inquinamento e di bonifica dell’area.

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Anche altre fabbriche hanno concorso alla riscrittura del territorio, ma questa in particolare ha la fortuna – o forse la sfortuna – di essere visibile, di essere esposta al traffico di via Giulio Togni e per questo possedere una potenza semiotica e semantica molto forte, anche nel presente. Quello che resta oggi della Tempini è solo una parte della fabbrica, un insieme di rovine industriali del XX secolo. Tuttavia, lungo quelle due vie, è ancora possibile fermarsi per apprezzare elementi storico-architettonici vissuti e che hanno contrassegnato, che tutt’ora contrassegnano, l’identità di quel luogo. Sono immagini in praesentia di un riassunto visivo marcato. Sono impressioni prodotte da scheletri di capannoni aperti e pareti a mattoni compatti nella loro debolezza, che riescono ancora a trasmetterci qualcosa, forse ancora più intenso di quel che pensavamo al primo sguardo.

Alessandro Rizzi

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